Primigènio

Già il titolo Primigènio, dal latino primigenius, che appartiene alle origini del mondo e degli esseri viventi, che risale ai tempi più remoti, all’umanità, al mondo animale e vegetale, alle divinità primigènie; introduce pragmaticamente la messa in luogo delle opere in mostra.


Habitat, I satiri

I satiri, detti anche sileni, sono figure mitiche maschili, che abitavano i boschi e le montagne. In parte umani e in parte animali, sono muniti di corna sulla testa, orecchie e zampe caprine; solitamente ritratti con una brocca di vino o nell’atto di suonare il flauto. Divinità minori, sono la personificazione della fertilità e della forza vitale della natura, connessa con il culto di Dioniso. Nell’antica religione romana sono noti come “fauni”. Nel 500 i satiri erano rappresentati mentre osservano nascosti Diana e le ninfe bagnarsi o ristorarsi nei pressi di un fiume o di una fonte, oppure nel momento in cui catturano giovani fanciulle. Nel Rinascimento e Manierismo i satiri avevano un’accezione positiva, essi venivano considerati gli assistenti di Bacco, e in stretto rapporto con i riti dell’uva e della vite. Mentre, invece, nell’ambito della pittura fiamminga, famosa è una rappresentazione dell’episodio del satiro e del contadino, direttamente tratta da una storia di Esopo e dipinta da Jacob Jordaens. In questo quadro il satiro ammonisce severamente l’ambiguità del contadino, esortandolo, che l’aria che gli esce dalla bocca, dev’essere calda, oppure solo fredda. È nella scelta iconografica di legare le corna al muro, che risiede la dichiarazione dell’opera, come resto metaforico di trofeo. Le immagini grafiche dei giovani satiri completano visivamente le forme classiche delle corna di bronzo, affermando un’idea di natura. Materiali: bronzo, grafite su carta e cornici in legno applicate direttamente sui fogli.

Dimensioni: installazione ambientale, bronzo cm 25 x 25 x 40, singolo disegno cm 70 x 55. 2003/2021. (p.d.a.).

Collezione dell’artista.


Tre cose ci sono rimaste del paradiso: le stelle, i fiori e i bambini. (Dante Alighieri)

Il disegno ritrae una nebulosa che non è altro che un agglomerato interstellare di polvere, idrogeno e plasma. Materia che atomicamente è imparentata con la nostra stessa natura.
La cornice che ne riquadra il centro luminoso, concentra lo sguardo del fruitore verso un punto preciso dell’immagine.

Materiali: grafite su carta e cornice in legno applicata direttamente sul foglio.
Dimensioni: cm 48 x 33.
2018 (p.d.a.)
Collezione dell’artista


Globo pentacisdodecaedro

Globo pentacisdodecaedro è un progetto che riguarda il concetto di limite. Limite del nostro apparato tegumentario che ci divide da tutto ciò che ci circonda, ma che ci permette di sentirlo e di farci sentire. Limite tra cielo e terra, quell’orizzonte che esiste solo come concetto astratto in quanto irraggiungibile. Limite della pelle della terra, il pelo dell’acqua degli oceani e la crosta terrestre, che divide le terre emerse dal mondo sottomarino. Limite dei nostri mega e micro sistemi societari e del loro frazionamento. L’opera Globo pentacisdodecaedro, riassume per forme e concetti il tema della mia ricerca. È composta da una lastra di ardesia poggiata su un motorino elettrico, attraversata da un perno su cui è poggiato il globo, che gira lentamente. Il solido è realizzato in carta e sulla sua superficie sono disegnate le sagome dei cinque continenti. L’inclinazione dell’asse terrestre (23˚) è ottenuta semplicemente poggiando la lastra sullo spessore del motorino nel punto che permette la giusta posizione. La scelta di questo solido è legata alla volontà di geometrizzare la forma sferica del globo per quotarne il volume; a questo proposito ho scelto il pentacisdodecaedro, perché per forma permette facilmente l’inscrizione della sfera. Keplero nel 1596 pubblicò un trattato chiamato “Mysterium Cosmographicum” nel quale rappresentò l’universo costituito dalla serie di solidi platonici, annidati l’uno dentro l’altro, con le sfere inscritte che determinano le orbite dei pianeti e per inscrivere la Sfera della Terra utilizzò il pentagonododecaedro. In geometria solida il pentacisdodecaedro è uno dei tredici poliedri di Catalan, duale dell’icosaedro troncato. È formato da piramidi pentagonali costruite su ognuna delle 12 facce del pentagono dodecaedro (solido platonico regolare). Il pentacisdodecaedro è un solido (semiregolare duale) composto da 60 facce (identici triangoli isosceli), 90 spigoli, 32 vertici. I solidi di Catalan prendono il loro nome dal matematico belga Eugène Charles Catalan che per primo li ha descritti nel 1865.

Globo pentacisdodecaedro scala 1 : 200 000 000
carta, ardesia, motore elettrico 4 W, dimensioni ambientali.
2012 (p.d.a.)
Collezione dell’artista

Habitat, I satiri – installation view
Habitat, I satiri – portrait
Habitat, I satiri – detail
Tre cose ci sono rimaste del paradiso: le stelle, i fiori e i bambini.
scale 1:200 000 000 paper, slate, electric motor 4W cm 120 x 90 x 20. 2013
Globo pentacisdodecaedro – detail
scale 1:200 000 000 paper, slate, electric motor 4W cm 120 x 90 x 20. 2013
Globo pentacisdodecaedro – installation view
scale 1:200 000 000 paper, slate, electric motor 4W cm 120 x 90 x 20. 2013
Globo pentacisdodecaedro – detail
scale 1:200 000 000 paper, slate, electric motor 4W cm 120 x 90 x 20. 2013
Globo pentacisdodecaedro – installation view